Ciclismo, l’urlo di rabbia di Nibali: “ho paura quando pedalo, la gente sta diventando matta…”

Presente sul luogo di un incidente che ha visto coinvolto un ciclista di 14 anni, Vincenzo Nibali ha sfogato tutta la sua rabbia

Di Ernesto Branca –

Nibali
Lapresse

Un incidente terribile, una bici accartocciata e un ragazzino di 14 anni trasportato d’urgenza in ospedale con l’eliambulanza.

Nibali
Marco Alpozzi/LaPresse

Si chiama Paolo, ha 14 anni ed è stato centrato a Fiuggi da un’automobile che cercava di superarlo. La caduta, un colpo forte alla testa e il conseguente ematoma che ha richiesto il coma farmacologico. Sul posto è arrivato quasi immediatamente anche Vincenzo Nibali, fermatosi insieme ad Antonio Tiberi con cui si stava allenando proprio su quelle strade. Una scena raccapricciante, che ha spinto lo Squalo a sfogarsi: “basta, dobbiamo fare assolutamente qualcosa per evitare questa mattanza. Le strade sono sempre più pericolose, ormai siamo di intralcio“.

Gian Mattia D’Alberto – LaPresse

Lo Squalo ha poi proseguito: “ma come si fa, lo zio di mia moglie è stato uno dei primi a intervenire. Sono arrivato poco dopo l’incidente, Tiberi mi ha fatto vedere la bici. ‘Guarda, è piccola’. Assurdo che un ragazzino finisca così. Ma che fretta ha la gente… Chi sta in macchina non lo vede che è un bambino? Come si fa a sorpassarlo così… La gente sta diventando matta. Anche oggi un automobilista ci ha urlato di stare in fila. Ha ragione Cassani, la macchina ormai sta diventando un ufficio, i cellulari li vedo. In Ticino c’è una linea tratteggiata sulla carreggiata, che separa una zona di un metro, e io pedalo lì. Ma l’Italia sotto questo aspetto è molto indietro rispetto agli altri Paesi europei, come è stato con le cinture di sicurezza. Noi professionisti ci siamo mossi con l’Accpi, poi il decalogo di Cassani sulla Gazzetta, gli adesivi per il rispetto del metro e mezzo di distanza in fase di sorpasso. Ci devono rispettare anche se non abbiamo la targa. Ho paura anch’io quando pedalo, sto attentissimo, non vado in gruppo, massimo due, e scelgo sempre strade secondarie dove ci sono meno pericoli. E agli automobilisti dico: quando vedete ragazzini in allenamento, pensate che possano essere i vostri figli“.

Fonte: https://www.sportfair.it