Il dottore spiega che l’esodo dal Nord al Sud sta facendo i primi contagi. In arrivo numerosi focolai

@neXt quotidiano |18 marzo

  •  
coronavirus focolai sud esodo nord

Il professor Gioacchino Angarano dirige al Policlinico di Bari il reparto di Malattie infettive e oggi in un’intervista al Corriere del Mezzogiorno spiega che le previsioni più pessimistiche riguardo lo sbarco del Coronavirus al Sud si stanno purtroppo avverando: l’esodo dal Nord sta facendo i primi contagi.

Il dottore spiega che l’esodo dal Nord al Sud sta facendo i primi contagi

Nell’intervista Angarano che sarebbe necessario adeguare i letti alle richieste di ricovero, che sono in aumento. E non lo si può fare se non c’è personale sufficiente, anche se nel piano la Puglia prevede di arrivare da 131 a 382 posti letto di terapia intensiva. Poi lancia l’allarme sui focolai in formazione:

Professore, cosa si aspetta nei prossimi giorni?
«Una grande quantità di contagiati che ha bisogno di essere assistita in ospedale. Già ora abbiamo ricoverato persone i cui figli sono tornati dal Nord nei giorni scorsi: prevedo per questo grandi o piccoli focolai che a loro volta creeranno altri focolai. L’epidemia durerà ancora. Possiamo però dire che l’isolamento sociale sta certamente rallentando la corsa dei contagi. Vedo strade deserte e gente che passeggia sui balconi pur di non stare in strada. È un segno di civiltà che avrà conseguenze positive».

Cosa si augura?
«Spero vivamente che finisca presto. È una malattia che ha gravi implicazioni, non solo mediche ma anche sociali. Una malattia che spinge a limitare i rapporti umani e per questo è terribile».

Anche lei, come il presidente veneto Zaia, crede sia opportuno il ricorso ai tamponi di massa?
«Non mi convince. Il tampone attesta che sei negativo oggi. Ma potresti diventarlo domani. Più utile è una campagna mediatica perché tutti coloro che hanno febbre e tosse vi facciano rapidamente ricorso».

Dopo le scene degli assalti ai treni in Lombardia e nel resto d’Italia le Regioni del Sud hanno messo in quarantena chi rientrava dal Nord. Ma si sapeva che questo non sarebbe bastato e avrebbe comunque messo in pericolo i loro familiari, di norma più anziani, tanto che il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano aveva detto che “i pugliesi che tornano dal Nord stanno portando il Coronavirus al Sud”.

Coronavirus, i 41mila rientrati dal Nord

Nei giorni scorsi le regioni avevano calcolato circa 41mila persone che erano rientrate dal Nord al Sud durante l’emergenza Coronavirus. E questo mette oggettivamente a rischio tutto il Mezzogiorno perché le strutture sanitarie non potrebbero reggere un focolaio simile a quelli della Lombardia e del Veneto. Spiegava all’epoca Il Fatto Quotidiano che erano salite a oltre 33.500 in due giorni, le autosegnalazioni dei rientri in Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata iniziati con la grande fuga scattata la sera dello scorso 7 marzo quando sono cominciate a trapelare le indiscrezioni sul decreto del premier Conte sulle misure restrittive in Lombardia e in 14 province del Settentrione. Ma se si fa un passo indietro, se si torna ai primi provvedimenti –come la chiusura delle scuole nel Nord –i numeri diventavano ancora più drammatici: oltre 41 mila rientri. E questa è solo la punta dell’iceberg.

coronavirus sud aprile
I numeri del Coronavirus al Sud (Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2020)

Il Sole 24 Ore aveva invece calcolato che il picco al Sud si può raggiungere ad aprile secondo il pronostico di Pier Luigi Lopalco, responsabile dell’emergenza in Puglia: «Prevediamo un possibile picco a fine marzo o inizio aprile, dovrebbe essere una prima ondata contro la quale ci stiamo attrezzando immaginando circa 2mila contagiati, sperando che non ce ne siano poi altre». «È cruciale ora che le misure di isolamento e distanziamento sociale siano rispettate dai cittadini come non è capitato in passato, qui al Sud ho visto troppi capannelli di persone che passeggiano al sole». «I contagi finora sono tutti legati in qualche modo alle persone che sono arrivate dal Nord», spiegava l’epidemiologo. Che avvertiva: «Dobbiamo evitare che ci sia una crescita esponenziale dei casi come quella vista al Nord». Quando c’è da preoccuparsi? «Quando ogni 2,5-3 giorni si registra un raddoppio dei casi».

Leggi anche: L’Inghilterra ignora il Corona Virus: in migliaia alle mezze maratone di Bristol e Liverpool

Leggi anche: Coronavirus, le misure più dure contro gli spostamenti: cosa rischia chi viola i divieti

Fonte: https://www.nextquotidiano.it