Coronavirus, Conte conferma il lockdown: chiusura sino al 3 maggio

PARLA IL PREMIER

Il presidente del Consiglio in conferenza stampa conferma il lockdown fino al 3 maggio. Poi riaprono librerie, negozi di abbigliamento per bambini, cartolerie

Coronavirus, Conte

Le misure di contenimento stanno funzionando quindi l’Italia resterà chiusa fino al 3 maggio. Il premier Giuseppe Conte ufficializza la data del lockdown del Paese nell’attesissima conferenza stampa rinviata da ieri sera. “Dobbiamo continuare a mantenere alta la soglia dell’attenzione anche adesso, a Pasqua, per il ponte del 25 Aprile e il 1 maggio, per la festa dei lavoratori. L’auspicio è che dopo il 3 maggio si possa ripartire ma con cautela e in condizioni di sicurezza. Dobbiamo compiere questo ulteriore sforzo anche in questi giorni di festa”. Non siamo ancora dunque in grado di ripartire ma se continuiamo a stringere i denti, dopo il 3 maggio, il motore del Paese potrà essere riacceso contenendo l’indice di contagio “Perché non possiamo permetterci una riesplosione”.

Dal lockdown alla questione Unione Europea. Il premier affronta la spinosa questione del Mes e della difficilissima trattativa nell’Ue. “L’Europa sta attraversando un periodo mai visto in tempo di pace. Serviranno 1500 miliardi di euro” spiega Conte che, senza esitazione, attacca ferocemente l’opposizione per la polemica sul fondo salva-Stati e il primo accordo raggiunto nell’Unione. “Sul Mes vedo che in Italia sin da questa notte si è levato un dibattito assai vivace che è importante ma è importante che si sviluppi con chiarezza e senza falsità. Giorgia Meloni e Matteo Salvini dicono falsamente che è stato attivato il Mes. La principale battaglia è un fondo finanziato con i famosi eurobond. Deve avere una potenza di fuoco proporzionata e deve arrivare presto. Le proposte dell’Eurogruppo contengono anche una cassa integrazione europea che ha un fondo di 100 miliardo e un potenziamento della Bei che vale 200 miliardi. Ma il nostro strumento è l’eurobond che rimane per noi lo strumento più adeguato e combatteremo fino alla fine” spiega il presidente del Consiglio.

“Quando è iniziata la trattativa molti Stati hanno richiamato gli strumenti esistenti, tra cui il Mes. Io ho detto da subito quale era la nostra posizione. Ho detto subito che non era lo strumento. Da qui alcuni Paesi che sono con noi in questa battaglia per nuovi strumenti accettano anche il Mes. L’Italia accetta di discutere il Mes non confezionato perché questi Paesi ce lo chiedono. Qualcuno dice è una trappola, allora chi ha confezionato questa trappola si assuma la responsabilità. Era il 2012, io non c’ero, c’era un governo di centrodestra e se non sbaglio la Meloni era ministro” attacca ancora il premier.

Fonte: https://www.iltempo.it/