Orso in Trentino, firmata l’ordinanza per ucciderlo dopo l’aggressione. I due feriti sono contrari

È arrivata la disposizione del presidente della provincia Fugatti. “Ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari, più i nuovi cuccioli. In dubbio la possibilità di convivenza”. Animalisti sul piede di guerra. L’Oipa: “Faremo ricorso per salvarlo”.

L’orso che ha ferito padre e figlio sul Monte Peller non è stato ancora identificato ma sarà abbattuto. Il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha firmato l’ordinanza che aveva annunciato 24 ore prima. Non si sa neppure se si tratti di un esemplare maschio o femmina, e già si riapre l’annosa discussione sulla presenza degli orsi sul territorio. Nel frattempo gli abiti dei due feriti ed altri campioni utili ad identificare l’animale attraverso l’analisi del DNA sono stati inviati al laboratorio della Fondazione Mach a San Michele all’Adige.

DI GIAMPAOLO VISETTI”È chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondovalle, ci impone una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio – ha detto Fugatti in conferenza stampa -. In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari a cui si aggiungono i nuovi cuccioli (21, ndr). Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo”.

CRONACA

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All’episodio si aggiunge un nuovo avvistamento di un orso a Sporminore, sempre in Val di Non, ripreso con un telefonino da una casa, che ha portato scompiglio tra i cittadini impauriti. Si riapre così la polemica infuriata già nei mesi precedenti la cattura di M49, l’orso ‘fuggiasco’ scampato all’abbattimento ma ora rinchiuso in un recinto per le sue scorribande nelle valli trentine. Una battaglia vinta per il governatore Fugatti che ora torna a insistere sulla “gestione degli orsi divenuta insostenibile” e tutta da ridiscutere sul tavolo del ministero. Da parte sua Costa aveva condotto una campagna per evitare l’abbattimento dell’orso ribattezzato affettuosamente Papillon sostenendo la politica di conservazione della specie che si sta ripopolando.

Anche per questo le associazioni ambientaliste tornano sul piede di guerra. L’Oipa Italia si dice pronta a presentare ricorso al Tar poiché l’abbattimento di un orso può avvenire, per legge, solo in caso di comprovata pericolosità nei confronti dell’uomo e quando si sia verificata l’inefficacia di misure alternative incruente.

“È incredibile come la Provincia autonoma di Trento ordini l’abbattimento o la cattura di orsi così frequentemente – dichiara Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa – Viene il sospetto che vi siano falle nella gestione e nel dare istruzioni alla popolazione su quale sia il corretto comportamento nel caso ci s’imbatta in un orso. La sentenza che il presidente Maurizio Fugatti intende pronunciare è crudele. Si sceglie sbrigativamente di uccidere un animale, probabilmente una madre con cuccioli, che inizialmente ha solo digrignato i denti per poi fuggire, come raccontano le cronache”.

“Il bosco è la sua casa e anche in quest’occasione chi ha sbagliato è l’ospite umano che, cadendo nel panico, ha innescato una reazione a catena imprevedibile. Questo non sarebbe accaduto nel caso di un corretto comportamento, più volte spiegato dagli esperti e dai forestali. Se nel rapporto uomo-animale vince la ‘legge del più forte’, vuol dire che siamo ancora alla preistoria”, conclude Comparotto.

CRONACA

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Per la Lav (Lega Anti Vivisezione) si tratta solo dell'”ennesima sentenza spara-orso” dopo un incidente ancora tutto da chiarire. Farebbe la differenza, secondo gli animalisti, se si trattasse di una mamma orsa con cuccioli, frequentemente avvistate in quella zona, che potrebbe aver reagito alla presenza umana ravvicinata. “Elemento da considerare nella valutazione delle azioni previste dal piano per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi (PACOBACE): in questo caso non si può affatto affermare che si sia trattato di un attacco deliberato da parte del plantigrado e l’uccisione dell’orso non è quindi prevista dalle norme, oltre ad essere eticamente inaccettabile”, si legge in un comunicato della onlus.

BIODIVERSITÀ

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Manca ancora un identikit per individuare l’orso che ha spezzato la gamba a Fabio Misseroni (59 anni) con un morso, ma nel frattempo è stata assicurata un’azione di presidio del territorio dov’è avvenuta l’aggressione con informazioni alle persone che vivono nella zona. L’uomo si è imbattuto nell’animale durante un’escursione in località Torosi con il figlio Christian, di 28 anni.

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Più fortunati padre e figlio che un mese fa alla malga Nova di Sporminore hanno avuto un incontro a distanza con un orso, dal quale sono riusciti ad allontanarsi filmando la scena con lo smartphone. Il comportamento del ragazzino, che ha evitato reazioni violente e inattese, è stato definito esemplare e rispettoso nei confronti dell’animale.

“Alcune buone regole di comportamento (restare sui sentieri, parlare a voce alta, tenere il proprio cane al guinzaglio, non avvicinarsi alla fauna selvatica, restare fermi e non colpire gli animali in caso di incontri ravvicinati) possono ridurre moltissimo la probabilità di attacchi”, – spiega Marco Galaverni, direttore scientifico Wwf Italia. – “La coesistenza si costruisce giorno per giorno attraverso la prevenzione e il rispetto delle regole”. 

“Siamo molto dispiaciuti per l’accaduto e speriamo che le due persone coinvolte guariscano in fretta. Tuttavia, in mancanza di elementi fondamentali per capire meglio le motivazioni dell’accaduto, come l’eventuale presenza di cuccioli e come previsto dal Piano d’Azione per l’Orso sulle Alpi, è assolutamente fuori luogo la firma di ordinanze di abbattimento, per cui diffidiamo la Provincia di Trento dal procedere in tal senso”, conclude Galaverni.

AMBIENTE

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Nei mesi scorsi M49 ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso prima di essere acchiappato e rinchiuso, dopo esser riuscito a riconquistare la libertà superando una rete elettrificata alta quattro metri. Negli scorsi anni si erano aperte vere e proprie battute di caccia per braccare Danzica e KJ2, due esemplari femmina di orso bruno abbattuti perché considerati una minaccia per l’uomo. Da allora gli avvistamenti di orsi e lupi che si spingono dalle aree protette fino all’abitato in cerca di cibo sono diventati frequenti e le denunce di bestiame predato da parte degli allevatori è diventato la regola in alcune zone come la Vallarsa.

Fonte: https://www.repubblica.it