Bimbo fa pipì su tappeto nella scuola coranica: ora rischia pena di morte

Il bambino ha 8 anni e risulta essere affetto da disturbi mentali: accusato di blasfemia, potrebbe essere condannato a morte

Bimbo fa pipì su tappetto nella scuola coranica: ora rischia pena di morte

Fonte: Pixabay

Porta Repubblica con te durante le vacanze! Con la promo estiva l’Abbonamento Digitale a Sito + Quotidiano è in offerta a 5€ al mese 

I fatti in Pakistan, Rahim Yar Khan, nel Punjab, dove un bimbo di 8 anni affetto da disturbi mentali rischia di venire condannato alla pena di morte dopo aver fatto pipì su un tappeto della scuola coranica. Il piccolo, di famiglia induista, è stato arrestato il 4 agosto dopo essere stato sorpreso a urinare sul tappeto nella biblioteca della scuola situata nella città di Rahim Yar Khan, nel Punjab. 

Bimbo fa pipì su tappetto nella scuola coranica: rischia pena di morte

Il bambino, il più giovane al quale sia mai stato contestato questo reato, ha ricevuto molte minacce dalla comunità musulmana. Una folla inferocita, armata stile caccia alle streghe – con torce e forconi – ha distrutto, per rappresaglia, un tempio indù. Non si è fatto dunque attendere l’intervento delle autorità. Il premier Imran Khan ha tentato di calmare gli animi condannando il gesto e impegnandosi a riparare il tempio. 

Il piccolo, intanto, risulta essere stato liberato dietro pagamento di una cauzione. Ma le accuse contro di lui non sono cadute e le minacce hanno indotto le Forze dell’Ordine a trattenerlo nuovamente in custodia protettiva. In soccorso del minore è intervenuto Kapil Dev, un attivista per i diritti umani. “Molti indù hanno lasciato la città”, ha detto. “È discutibile il ruolo della polizia che per prima ha aperto un fascicolo per blasfemia contro un bambino e poi non è riuscito a proteggere il tempio dall’attacco”, ha concluso l’attivista.

“Le leggi sulla blasfemia del Pakistan sono state a lungo abusate per prendere di mira i gruppi minoritari, ma questo caso segna una deriva scioccante ed estrema”, ha affermato da parte sua Rimmel Mohydin, attivista di Amnesty International per l’Asia meridionale. “Oltre a garantire che queste ridicole accuse vengano ritirate, le autorità pakistane devono fornire immediatamente un’adeguata protezione al ragazzo, alla sua famiglia e alla più ampia comunità indù. Anche i responsabili della conseguente violenza della folla devono essere ritenuti tali”.  

Fonte: qui

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: