Green pass, la casa editrice Macro è contraria: «Non parteciperemo al Salone del libro e al Sana»

Il gruppo editoriale con sede a Cesena contesta il pass vaccinale: «È discriminatorio» e diserterà le fiere. Sanitari e insegnanti: il fronte dell’Emilia-Romagna

di Elisa Grossi

Il Salone del Libro di Torino (LaPresse)
Il Salone del Libro di Torino (LaPresse)

C’è chi dice no: mentre il governo porta avanti la strategia di un’introduzione progressiva del Green pass per sempre più attività e categorie, anche in Emilia-Romagna continuano a registrarsi voci di dissidenti. Un caso curioso è, ad esempio, quello di Macro, gruppo editoriale cesenate che ha deciso di non partecipare alle fiere del settore previste nei prossimi mesi proprio per via dell’obbligo di Green pass. Non sono tuttavia gli unici a non essere d’accordo con le disposizioni governative. I dissidenti si trovano anche tra i sanitari, per i quali è richiesto l’obbligo vaccinale già da alcuni mesi, passando per il personale scolastico, che in vista della ripresa delle lezioni a settembre deve munirsi di Green pass, per arrivare fino agli esercenti, ai quali da inizio agosto è richiesto di controllare che i loro frequentatori siano in possesso della carta verde. Nonostante sia ormai dimostrato che la quasi totalità dei pazienti che finiscono in terapia intensiva non sono vaccinati, c’è chi ancora resta arroccato sulle proprie posizioni no vax (oppure no pass) a costo di mettere a repentaglio, oltre alla salute (ma non dal loro punto di vista), anche la propria stabilità economica.

L’editore no green pass

Una posizione ancora più estrema è quella del Gruppo Editoriale Macro di Cesena, fondato dall’ex consigliere comunale Giorgio Gustavo Rosso, che ha deciso di non partecipare al Sana di Bologna, salone internazionale del biologico e del naturale che si terrà a settembre, né al Salone Internazionale del Libro di Torino, in programma per ottobre, perché per gli eventi è richiesto il Green pass. La casa editrice, infatti, reputa la carta verde «discriminante e anticostituzionale», come ha dichiarato in un’intervista comparsa sulla stampa locale Francesco Angelo Rosso, membro del Cda e figlio del fondatore, che lo scorso novembre ha organizzato un raduno nei boschi a Verghereto contro le disposizioni anti-Covid e si è spesso detto contrario alle vaccinazioni.

Sanitari e insegnanti non vaccinati

In base all’ultimo report settimanale della Presidenza del Consiglio dei ministri, datato 13 agosto, l’Emilia-Romagna conta una percentuale di sanitari che non si sono vaccinati contro il Covid-19 pari al 7,34%, seconda solo al Friuli Venezia-Giulia, in testa con il 10,4%. In termini assoluti, con 13.422 persone ancora in attesa del siero, è la regione con più operatori ancora non immunizzati. Su una platea di 182.812 professionisti, infatti, sono 160.454 quelli che hanno completato il ciclo vaccinale, pari all’87,77%. Al 29 luglio, le Ausl della regione avevano sospeso dall’incarico 167 professionisti sanitari non in regola con l’obbligo vaccinale, un numero di violazioni accertate già allora indicato come «in progressivo aumento». È migliore la situazione per quanto riguarda il personale scolastico, del quale, sempre secondo il report ferragostano di Palazzo Chigi, mancano all’appello 20.387 persone, ovvero il 18,49% degli interessati, soltanto quattro punti percentuali al di sopra della media nazionale. Il ciclo di immunizzazione è stato completato da 82.722 persone, pari al 75,03% della categoria. La platea raccoglie in totale 110.252 lavoratori tra insegnanti e personale Ata, dato però in corso di verifica rispetto alle 94.792 persone comunicate dalla Regione, secondo la quale i non vaccinati nel mondo della scuola sono 5.732, pari al 6,05%”

Gli esercenti disobbedienti

Nel territorio bolognese sarebbero una decina le attività anti-pass, segnalate dalla lista che circola in Rete e sui canali Telegram, stilata da gruppi nati sulla scia del movimento «Io Apro». La mappa, che contiene 300 ristoranti, oltre 200 bar e circa 50 fra palestre e studi fitness di tutta Italia, è in costante aggiornamento e include numerose attività anche in Emilia-Romagna. Va detto, tuttavia, che alcuni gestori che figurano sulla lista nemmeno sapevano di esserci finiti e smentiscono di essere contrari all’esibizione della carta verde. Tra i locali che invece, contattati dal Corriere di Bologna, hanno confermato di essere contrari al Green pass, c’è la «Cambusa» di via Petroni di Francesco Busacco, uno degli esercenti che era stato a Roma con i colleghi per protestare contro le decisioni del governo. «Io sono vaccinato, ma il Green pass è distruttivo per chi fa il nostro lavoro – ha dichiarato il titolare – soprattutto dopo mesi di chiusura e debiti accumulati. Non lo chiederò, perché già assillo i clienti tutti i giorni con il rispetto delle regole. Il mio locale è frequentato principalmente da giovani, li riprendo continuamente».

Fonte: Qui

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